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C’è un fortissimo legame fra Domenico Savio ed il Salento, tant’è che la basilica salesiana di Lecce è l’unica in tutto il mondo a lui dedicata. Questo anche perché, per proclamarlo Santo, la Chiesa ha tenuto conto di due prodigi compiuti in favore di due mamme leccesi, tornate, per Sua intercessione, dalle soglie della morte alla vita.
Le mamme sono ricorrenti nella mediazione di Domenico con il buon Dio: egli riesce sempre a spuntare per loro (e per gli amati giovani) un flusso ininterrotto di grazie.
Ma veniamo ai due miracoli accaduti in Salento. Entrambi si collocano nel 1950, l’Anno Santo, e riguardano entrambi due madri di famiglia con numerosa prole. Ne facciamo un rapido cenno.
Il primo prodigio ha come protagonista Antonietta (o Antonina) Micelli in Maglietta, residente a Lecce con marito e quattro figli, colpita da una gravissima forma di sinusite frontale e mascellare risultata ribelle ad ogni terapia, eliminabile solo con un problematico intervento chirurgico, peraltro doloroso e rischioso. La sera precedente l’operazione (è l’8 marzo 1950), la donna, spossata da sofferenza ed ansia, scorge per caso su una rivista illustrata portata in casa del marito (che non era solito acquistare riviste) la figura di Domenico Savio, beatificato da appena tre giorni. L’inferma si commuove, implora il beato perché la salvi e gli si affida nella preghiera. All’improvviso si addormenta (dopo giorni di insonnia e di pene) ed all’alba del 9 marzo si sveglia di colpo in preda al panico: non riesce a respirare, si sente soffocare, avverte tra naso e gola un corpo estraneo. D’un tratto esce dalla bocca e cade sul lenzuolo “un pezzo solido cretaceo” – come narrano le cronache – grosso come una noce che la libera dal male. La donna si riaddormenta, poi si risveglia e solo allora legge sulla rivista la data di morte di Domenico: il 9 marzo del 1857. A distanza di 93 anni, nel giorno esatto del suo passaggio al cielo, Domenico ha ottenuto da Dio la grazia per la signora leccese, guarita per cause ignote alla scienza.
Il secondo miracolo avviene invece a Maglie, grosso centro della provincia di Lecce, ove vive con il marito e sei figli Maria Porcelli in Gianfreda. E’ la sera del 23 marzo 1950 e la povera donna è in fin di vita per una gravissima forma di emorragia interna, apparsa dopo vari disturbi e malesseri nelle settimane precedenti. Occorrerebbe un immediato intervento chirurgico, ma è ormai troppo tardi. La situazione è disperata. In quel frangente, il medico curante si rende conto che la medicina è impotente e si aggrappa alla fede. Ricorda di aver visto un’immagine di Domenico Savio neo-beato e di averne letto la vita, perciò lo invoca ed invita i presenti a pregare per la guarigione. E la preghiera ottiene il miracolo. Nel corso della lunga notte l’inferma migliora e la mattina del 24 marzo 1950 viene giudicata clinicamente fuori pericolo, anche qui per cause ignote alla scienza. Domenico è beato da 19 giorni!
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